Odio gli indifferenti

Ciclo di proiezioni a cura di Ciàula

11/22/25 Aprile 2018

[…] Il Comandante disse:- Abbiamo pensato anche a te, Agnese. Non hai che un vestito. Se si rompe come fai? Una signora ci ha dato questo-. [..] Svolse la carta velina, spiegò la vestaglia: era lilla, a grandi fiori più scuri, una stoffa lucida, morbida. Il Cino vi passava sopra le dita, se la sfregò sulla guancia:- Oh che delizia, Agnese. Quando l’avrai intorno, sembrerai una regina-. L’Agnese prese la vestaglia con le mani incerte, la guardò perplessa. […] Andò nella capanna, si levò il vestito nero, vecchio, un po’ logoro. Era necessario che lo risparmiasse, se mai veniva il bisogno di uscire dalla valle. Lo piegò con cura, s’infilò quel vestaglione vistosto […] E tornò fuori.

I partigiani ridevano da matti, le facevano grandi inchini grotteschi […] Ma lei non se l’aveva a male. Scrollava il capo guardandosi addosso i fiocchi viola, tutta quella seta chiara e frusciante, s’immaginava come doveva essere ridicola, col fazzoletto nero in testa, la faccia larga, rossa, e le ciabatte fruste.

Renata Viganò, L’Agnese va a morire

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